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Punta Perotti, Italia condannata dalla Corte di Strasburgo per la confisca dei terreni: “Violata proprietà privata”

Secondo i giudici l’Italia non avrebbe dovuto confiscare per costruzione abusiva i terreni del complesso immobiliare in provincia di Bari, demolito nel 2006, perché non c’erano state condanne definitive. La sentenza riguarda anche i casi di Testa di Cane, Fiumarella di Pellaro e Golfo Aranci. Si tratta del secondo pronunciamento: nel 2012 la Corte ebbe lo stesso orientamento condannando Roma a pagare 49 milioni di euro

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con una sentenza non appellabile, ha stabilito che l’Italia non avrebbe dovuto confiscare per costruzione abusiva i terreni di Punta Perotti, a Bari, senza una una previa condanna dei responsabili. Nella sentenza, che riguarda anche i casi di Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro, a Reggio Calabria, e Golfo Aranci, in provincia di Olbia, i giudici sostengono che le autorità italiane hanno violato il diritto al rispetto della proprietà privata.

Il complesso immobiliare di Punta Perotti, costruito nel 1995 dalla famiglia Matarrese assieme agli imprenditori Andidero e Quistelli, fu demolito nel 2006 dopo che i magistrati ne avevano ordinato il sequestro preventivo perché, secondo le accuse, deturpava l’area naturale protetta della zona costiera.

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