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Lavoro intermittente: Sanzioni penali se manca l’adeguata valutazione dei rischi

In vista dell’attivazione di contratti di lavoro intermittente, il documento di valutazione dei rischi – DVR deve essere sempre “attuale”, ossia adeguato alle condizioni strutturali, logistiche e organizzative dell’azienda e alle specifiche problematiche di informazione e formazione per i lavoratori “a chiamata”. Con la lettera circolare n. 49 del 2018, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro si sofferma sugli effetti dell’assenza del DVR con riferimento ai contratti intermittenti. Oltre alla riqualificazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è passibile di sanzioni penali: quali?

Il contratto di lavoro intermittente (detto anche “a chiamata”) è quel contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno.
In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati dal Decreto 23 ottobre 2004, il quale ammette la “chiamata” per le tipologie di attività indicate nella tabella allegata allo storico R.D. 6 dicembre 1923 n. 2657. L’istituto del lavoro intermittente viene utilizzato, ad esempio, dalle imprese del settore turismo, per far fronte alle esigenze indotte dai picchi di brevissima durata, ancorché frequentemente ripetuti nel tempo.

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